mercoledì 22 ottobre 2008

L’inutile pugno duro di Berlusconi

l Cavaliere minaccia l'intervento delle forze dell’ordine. Epifani: "Non si risponde a questo movimento con le minacce". Occupato l'ateneo di Torino. E l'Unione degli studenti aderisce alla manifestazione organizzata dai sindacati per il 14 novembre

“È una violenza, convocherò oggi pomeriggio Maroni (ministro dell'Interno, ndr) per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine. Non permetteremo che vengano occupate scuole e università”. Il premier Silvio Berlusconi, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, ha annunciato la linea dura contro le mobilitazioni studentesche. "La realtà di questi giorni – ha detto il Cavaliere - è la realtà di aule piene di ragazzi che intendono studiare e i manifestanti sono organizzati dall'estrema sinistra, molto spesso, come a Milano, dai centri sociali e da una sinistra che ha trovato il modo di far passare nella scuola delle menzogne e portare un'opposizione nelle strade e nelle piazze alla vita del nostro governo".

Affermazioni che non sembrano però arrestare le proteste. A Catania si tiene una manifestazione degli studenti nella Facoltà di Lingue. A L'Aquila proseguono le assemblee, a Perugia è previsto un Consiglio di Facoltà aperto a tutti gli studenti. Proteste sono previste anche a Napoli, a Roma, a Firenze, a Bologna, Teramo e Macerata.

Continua a Torino l'occupazione di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, iniziata ieri: le lezioni proseguono regolarmente all'interno dell'edificio, mentre alle 14 si è tenuta un'assemblea in Rettorato. Sempre a Torino occupata anche la facoltà di Fisica, mentre davanti al Dipartimento di Scienze della Terra studenti e ricercatori hanno manifestato questa mattina chiedendo simbolicamente l'elemosina.

Intanto l’Unione degli studenti annuncia la propria adesione alla manifestazione nazionale organizzata dai sindacati per il 14 novembre, affermando che in vista di questa data “intende condividere con le associazioni studentesche non confederate all'Udu un percorso di mobilitazione nazionale che passi attraverso manifestazioni regionali”.

Epifani: Berlusconi sbaglia
“Non oso neanche pensare che si possa rispondere a questo movimento con delle minacce”. A dirlo è il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, commentando le affermazioni del premier. Dice Epifani: “Il governo sappia dialogare, apra dei canali con questa protesta nuova, vasta e pacifica. Questo vale anche per il sindacato confederale: non si può far mancare un tavolo di confronto”. E ribadisce: “Sarebbe profondamente sbagliata una scelta di rispondere al movimento con una modalità che non sia quella del dialogo”. Così conclude il leader della Cgil: “La mobilitazione nel mondo della scuola e dell'università contro i provvedimenti governativi non va giudicata attraverso vecchi schemi politici. Non ha senso paragonarla al ‘68 o tanto meno al ‘77, sbaglia chi ci vede dietro qualcuno o qualcosa. Le richieste che fanno e che noi condividiamo, sono di investire di più in informazione: questa è gente che chiede di studiare di più e meglio. Il governo sbaglia a sottovalutare questo movimento o a catalogarlo in termini di schematismi politici”.

Anche il segretario del Pd Walter Veltroni, dai microfoni di Radio anch'io, afferma che di fronte a proteste cosi' ampie e diffuse contro la riforma della scuola, il governo dovrebbe 'ritirare il decreto Gelmini e le misure con i tagli alla scuola e all'universita', dandosi comunque degli 'obiettivi di finanza pubblica' che affrontino il problema della diminuzione della spesa.

martedì 21 ottobre 2008

Ricchi più ricchi, poveri più poveri

"Growing Unequal": il titolo del rapporto Ocse è in inglese, ma gli si addice più la lingua italiana, visto che parla di disuguaglianze sempre più marcate tra ricchi e poveri evidenziando come proprio l’Italia, tra i 30 paesi dell’area Ocse, sia uno di quelli in cui il fenomeno è più acceso. Insieme a Messico (anche se in questa nazione ci sono stati dei miglioramenti), Turchia, Portogallo, Usa e Polonia, l’Italia è il paese dove, più che altrove, i ricchi sono più ricchi e i poveri più poveri, e la classe media si va estinguendo. Una dinamica latinoamericana, si sarebbe detto in altri tempi. E tra i paesi del G7, l'Italia è seconda solo agli Stati Uniti.

'La disuguaglianza di reddito - si legge nel rapporto - è cresciuta in modo significativo dal 2000 in Canada, Germania, Norvegia, Stati Uniti, Italia e Finlandia, mentre è diminuita in Gran Bretagna, Messico, Grecia e Australia'.

In Italia – spiega l’Ocse - i salari di livello basso sono estremamente ridotti e i ceti abbienti hanno standard di vita molto più alti rispetto a paesi come la Germania, dove le differenze di reddito meno estreme e i salari minimi sono più alti.

Il rapporto evidenzia come le disparità siano aumentate in due terzi dei paesi dell’aerea Ocse, 'perché le famiglie ricche hanno ottenuto risultati positivi rispetto alla classe media e alle famiglie dei livelli più bassi della scala sociale'.

Si chiama “Gini”, il coefficiente utilizzato dai ricercatori dell’organizzazione con sede a Parigi per misurare la disuguaglianza di reddito. La classifica che ne esce vede il Messico al primo posto (con un coefficiente dello 0,50) e la Danimarca all’ultimo (0,23). In questo caso, per chi non l’avesse capito, essere ultimi è un vanto. Proprio la Danimarca, infatti, insieme a Svezia e Lussemburgo, è il paese in cui la disparità di reddito è meno marcata. Per l'Italia si calcola un coefficiente di 0,35 circa, mentre gli Stati Uniti sono a 0,38. Secondo l’Ocse la risposta dei governi all’ingiustizia sociale non è all’altezza, perché non bastano interventi di carattere fiscale o socio-previdenziale: 'L'unica via sostenibile per ridurre le disuguaglianze' – per l’Ocse - è assicurarsi che le persone siano in grado di trovare e mantenere un'occupazione. 'I paesi sviluppati devono sforzarsi molto di più per inserire i cittadini nel mercato del lavoro piuttosto che sostenerli con indennità di disoccupazione o pensioni anticipate'.

Il rapporto dell’Ocse esce a pochi giorni dalla pubblicazione di uno studio dell’Ilo (l’Ufficio internazionale del lavoro), che giungeva alle stesse conclusioni: poveri più poveri, ricchi più ricchi.

domenica 19 ottobre 2008

Ringraziamenti

Il mio pensiero va a tutti voi che credete e lavorate per la crescita del nostro partito.
In particolare a tutti voi che vi siete spesi nella buona riuscita della nostra festa.
A tanti giovani che si sono avvicinati a noi, sperando che tutti insieme possiamo dare un forte contributo di crescita a questo nostro partito.

Il coordinatore del IV circolo
Massimo Mandarano.

venerdì 10 ottobre 2008

60 mila precari rischiano il posto

Nel pubblico impiego, che si avvia rapidamente allo sciopero generale, si fa sempre più pesante la situazione dei lavoratori precari. La loro quota è salita del 62 per cento in appena un lustro, dal 2001 al 2006: anno, quest’ultimo, nel corso del quale le amministrazioni hanno stipulato contratti a tempo determinato e atipici per un totale, rispettivamente, di più di 127.000 e di circa 47.000 unità. Il crescente ricorso alle tipologie di lavoro flessibile, che si è accompagnato – a partire dal 2001 – a una diminuzione di personale a tempo indeterminato pari al 5,4 per cento, trova una sua spiegazione nella necessità di far fronte “a esigenze non di carattere temporaneo, ma connesse con il fabbisogno ordinario e continuativo dell’amministrazione”. A rilevarlo non sono le organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil, e nemmeno il portavoce di una delle tante e agguerrite associazioni di base presenti tra gli addetti di ministeri, ospedali ed enti non economici. A snocciolare stime, dati e a dire la sua sui (discutibili) criteri di utilizzo del precariato nel settore statale è nientemeno che il ministro Renato Brunetta (lo ha fatto lo scorso 1° ottobre, con la sua relazione al Parlamento sullo stato della pubblica amministrazione). Peccato che a queste sue (condivisibili) osservazioni, il principale inquilino di Palazzo Vidoni non faccia seguire comportamenti conseguenti.

“Il ministro della Funzione pubblica – commenta Michele Gentile, responsabile settori pubblici della Cgil nazionale – è riuscito ancora una volta a contraddire se stesso. Da un lato, ammette implicitamente l’utilità dei lavoratori precari impiegati nel settore, che noi sosteniamo da tempo essenziali nel tenere in piedi alcuni dei più importanti pubblici servizi e che coerentemente riteniamo debbano essere assunti al più presto. E dall’altro, mediante l’emendamento alla Finanziaria, conosciuto come ‘ammazza precari’, sta organizzando il licenziamento di 50–60.000 addetti con contratti instabili”.

La nuova misura (la cui entrata in vigore il governo ha deciso, lo scorso 30 settembre, di rinviare di sei mesi) abroga l'enorme del governo Prodi sul precariato, in base alle quali chi aveva fatto negli ultimi cinque anni tre di lavoro, anche discontinuo, nella pubblica amministrazione, poteva accedere a prove selettive d’idoneità per essere assunto. Ma non è tutto. “Il provvedimento di Brunetta – chiarisce Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil –, se unito a quanto previsto dalla legge 112 dell’estate scorsa, relativamente al limite a 36 mesi della possibilità di operare nella pubblica amministrazione con contratti flessibili, potrebbe far lievitare addirittura a più di 100.000 il numero dei lavoratori precari licenziati”.

Se approvato, l’emendamento con cui il governo intende abrogare le norme sulla stabilizzazione, metterebbe in ginocchio l’intero sistema pubblico: dal personale degli asili nido agli impiegati dei dicasteri, agli universitari e i ricercatori . “In questo momento – spiega ancora Pantaleo – sono già in mobilitazione i 500 precari dell’Isfol, dove tutte le attività sono bloccate, gli oltre 700 dell’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale e i 400 dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Per anni migliaia di ricercatori, tecnici, amministrativi, hanno lavorato in condizioni difficilissime, garantendo al sistema pubblico della ricerca e dell’università di funzionare, comparti dove il 50 per cento del personale è precario”. E un primo assaggio della mobilitazione che potrebbe coinvolgere nei prossimi mesi le migliaia di lavoratori pubblici interessati alla norma del ministro Brunetta si è avuto lo scorso 2 ottobre, con il riuscitissimo presidio unitario indetto da un variegato universo di sigle sindacali di categoria (soprattutto confederali), che si è tenuto davanti a Palazzo Vidoni e a cui hanno partecipato tantissimi addetti degli enti pubblici di ricerca, delle università e degli istituti dell’Alta formazione artistica e musicale.

Tratto da Rassegna

Berlusconi pensa ai grembiulini

L' Italia va male, i prezzi sono alle stelle, c'è un forte rischio occupazione, le aziende manifatturiere rischiano di non avere il necessario credito finanziario a causa della crisi mondiale delle Banche, la scuola pubblica e l' Università sono allo stremo economico, le pensioni, i salari e gli stipendi sono i più bassi dell' Europa che conta, e cosa fà, urgentemente, il governo Berlusconi ? Reintroduce i grembiulini a scuola ! Direte voi, in verità, non solo.Infatti blinda la sicurezza personale sua e dei suoi con il Lodo Alfano che reintroduce l' immunità "personale" alla faccia del motto "la legge è uguale per tutti", colpevolizza i lavoratori pubblici, chiamandoli "fannulloni" ed identificandoli come la "rovina" dell' Italia , divide i sindacati sui contratti di lavoro, mette la sordina al Parlamento della Repubblica, poi quando la crisi si fa più nera, sparisce e va a fare i massaggi .
Dimostriamo che l' Opposizione Democratica è viva, forte ed organizzata. Tutti a Roma il 25 ottobre con il Partito Democratico.

Gianfranco Leonelli

mercoledì 8 ottobre 2008

Familiari disabili? Più difficile l’assistenza

Il Pd giudica grave, inoltre, l’intervento del Ministro Brunetta nei confronti dei lavoratori, già duramente gravati dall’onere di assistere familiari con gravi disabilità: il Governo ha tentato di imporre una forte riduzione del diritto ad usufruire dei permessi retribuiti, previsti dalla legge 104 del 1992, per assolvere a tale delicata e cruciale funzione familiare. Per il Pd “i lavoratori che usufruiscono dei permessi della legge 104, vengono considerati “fannulloni”. Anche in questo caso, il Governo ha riproposto l’idea (fissa) del Ministro Brunetta, della costituzione di un’altra banca dati centralizzata, all’interno della quale far confluire tutte le informazioni relative a tali lavoratori. Evidentemente, l’occhio del Ministro dovrebbe assicurare la rigorosa vigilanza su tale fenomeno”.

domenica 5 ottobre 2008

Rafforzare il ruolo dei Circoli

Rafforzare il Ruolo dei Circoli Territoriali
Ora che il tesseramento è iniziato e tutti siamo impegnati a costruire dal "basso" il PD (che finalmente possiamo dire "nostro") risulta fondamentale rafforzare il ruolo dei Circoli Territoriali. Infatti è opportuno ed urgente fare "politica" con la gente e tra la gente. Un partito non ideologico deve saper parlare di contenuti all' interno dei valori sociali che sono alla base della sua stessa esistenza. Le elezioni europee ed amministrative si stanno avvicinando, sempre di più, e l' esigenza di aumentare il nostro consenso risulta fondamentale, non solo per contrastare il Governo di centrodestra, ma anche per ribadire la giustezza di una scelta politica. Come si può radicare un partito "nuovo" ,che si definisce "popolare" e di "massa", senza l' azione dei Circoli Territoriali? Quindi, ritengo, che sia importante sia rafforzare la militanza degli iscritti,a partire dai direttivi , sia richiedere al Circolo ed al Coordinatore Comunale di portare alla conoscenza ed alla condivisione tutti i documenti predisposti per dare "corpo" alla nostra azione politica su territorio. Risulta, opportuno, ricreare un corretto flusso della comunicazione politica che veda i Circoli Territoriali al centro del rapporto con i cittadini anconetani e concentrare la nostra azione politica sui temi che ci caratterizzano : lavoro, pensioni, servizi pubblici, qualità della vita, ambiente e territorio. democrazia e libertà.E' opportuno, inoltre, aprire, da subito, un costruttivo confronto con il territorio sui tre dei grandi temi che attualmente interessano la nostra città ed il nostro territorio: i servizi pubblici, la salute ed il nuovo piano regolatore.

Gianfranco Leonelli