giovedì 23 ottobre 2008

Pisa, i genitori scrivono ai poliziotti

Lettera aperta ai lavoratori e alle lavoratrici delle forze di Polizia e dell’Arma dei Carabinieri

Cari lavoratori e lavoratrici,

scusateci se ci rivolgiamo a voi in questo momento così particolare per la vita democratica del nostro paese, ma in fondo voi avete più o meno la stessa età di noi o quella dei nostri figli, quei figli che oggi si troveranno per strada con voi.

Si, abbiamo scritto “con voi” e non “contro di voi” perché riteniamo che nulla , assolutamente nulla vi divida e ci divida.

Non vi divide e non ci divide il rispetto per la divisa che voi portate con orgoglio e che tutti rispettiamo riconoscendo negli uomini e nelle donne che la indossano cittadini che hanno scelto di svolgere un lavoro, duro ma indispensabile, per garantire a loro e a tutti noi protezione e sicurezza.

Non vi divide e ci divide il rispetto per le regole della convivenza civile e democratica nella quale voi e loro siete stati cresciuti ed educati, nella famiglia e nella scuola.

Non vi divide e ci divide la passione con la quale si rispettano e si difendono i dettami della Costituzione sulla quale voi avete anche giurato.

In fondo non vi divide e non ci divide neppure troppo l’età, molti di voi potrebbero essere, e forse in qualche caso lo sono, loro padri e madri o nostri figli.

Allora perché vi scriviamo queste righe? Perchè non vogliamo avere paura!

Non vorremmo che un ordine assurdo ispirato dalle preoccupanti dichiarazioni del Presidente del Consiglio vi induca a vedere in questi nostri ragazzi, un nemico!

Non vorremmo mai vedere qualcuno costretto a colpire uno di loro, un vostro figlio, un vostro fratello che semplicemente difende una cosa di tutti, un valore pubblico: la scuola.

Vi è forse del male nel protestare correttamente e legittimamente contro un provvedimento di legge ritenuto ingiusto?

Vi è forse del male nell’esporre correttamente e legittimamente le proprie opinioni?

Ma non è forse questo quello che con la riconquistata libertà la Costituzione ci ha insegnato? E non vi sembra assurdo con tutti i problemi che i lavoratori della polizia debbono fronteggiare che la loro professionalità, le loro capacità, i pochi mezzi messi a loro disposizione debbano essere sprecati contro questi ragazzi? Non c’è in questo una umiliazione del ruolo e del valore del lavoro di chi tutela la sicurezza dei cittadini ?

Cari lavoratori e lavoratrici,

per tutto questo vi diciamo che oggi i nostri figli sono in piazza insieme a voi e non contro di voi.

Oggi i nostri figli saranno in piazza per manifestare in piena coerenza con le regole della libertà, del rispetto reciproco e della democrazia.

Lasciate che parlino, che espongano le loro idee, che le urlino magari,sono giovani; e da giovani difendono la legalità! Lo hanno fatto quando hanno alzato la loro voce contro la Mafia e il Terrorismo, quando hanno preso le loro vacanze per lavorare nei campi sequestrati alla criminalità organizzata. Non sono loro il problema del Paese, sono il suo futuro. Chi li addita come nemici mette all’indice il futuro.

La democrazia è uno splendido fiore ma è coltivato in un vaso di cristallo: non rompetelo.

Le madri ed i padri degli studenti pisani


Tratto da rassegna

Scuola e università, la protesta dilaga

ccupati licei e facoltà universitarie a Roma. Cortei a Matera, Catanzaro, Napoli, Siena, Genova. Marcia indietro di Berlusconi: mai detto "polizia nelle scuole". Il Senato approva i primi articoli del dl Gelmini. Il 29 il voto finale

Scuole e istituti superiori mobilitati. E sempre di più le facoltà universitarie occupate. Da Nord a Sud, monta la protesta contro le politiche della conoscenza del governo: dal maestro unico ai tagli al personale nell’istruzione, allo stop al turnover negli istituti di ricerca e nelle università.

Lezioni in strada, cortei, facoltà occupate. C’è stato anche qualche momento di tensione (vetri rotti a Cosenza, cortei non autorizzati a Napoli), ma nessuna guerriglia, nessuna violenza.

Alcune centinaia di studenti degli istituti superiori secondari hanno organizzato, a Catanzaro Lido, una manifestazione di protesta contro i provvedimenti del governo in materia di istruzione. I giovani, scandendo slogan ed esponendo striscioni, hanno invaso il lungomare e la strada principale del quartiere marittimo del capoluogo calabrese, paralizzando il traffico per alcune ore. Sempre al Sud, a Matera, circa un migliaio di studenti delle scuole medie superiori hanno sfilato in corteo. Cortei di studenti anche a Napoli: uno, non programmato, ha percorso Viale Kennedy, nel quartiere Fuorigrotta; un altro ha attraversato il centro per arrivare a piazza del Gesù. Nel capoluogo partenopeo sono 60 gli istituti superiori occupati, o autogestiti o con assemblee permanenti. 120 in tutta la Campania. Mentre prosegue l'occupazione dell'università Orientale.

In Piemonte varie scuole sono occupate, e 2 mila studenti del Politecnico di Torino si sono riuniti in assemblea. A Pisa studenti medi e universitari e docenti si sono uniti in un corteo formato, secondo gli organizzatori, da 10 mila persone.

Ancora occupazioni anche nelle scuole romane. Tra gli istituti superiori sono entrati in occupazione il liceo classico Virgilio e il Mamiani. Gli studenti del liceo romano Russel hanno scelto invece lo 'sciopero creativo' facendo suonare la banda di istituto e organizzando un’assemblea nel cortile dell'istituto. All’università La Sapienza si è tenuta un'assemblea formata da docenti, studenti e ricercatori della facoltà di Ingegneria di Roma. All’incontro hanno partecipato circa 1500 persone, decidendo di occupare la facoltà. La continuità dell'attività didattica sarà però garantita. Con lo slogan 'Non tagliateci il futuro', alcune centinaia di studenti hanno manifestato davanti a Palazzo Chigi, per poi spostarsi sotto al Senato. Qualche momento di tensione a piazza Navona, dove alcuni studenti hanno provato ad aggirare un blocco di polizia ma sono stati fermati.

Anche l’ateneo di Messina partecipa alla protesta contro i provvedimenti del governo. Ne dà notizia l’ufficio stampa della Camera del lavoro locale. Dopo una prima assemblea svoltasi ieri a Lettere, alla quale hanno partecipato centinaia di studenti, docenti e ricercatori, oggi è stata la volta di Scienze politiche. A organizzare le assemblee contro la legge 133 ci sono anche Flc e Nidil Cgil.

A Trento la facoltà universitaria più attiva è, come da tradizione, quella di Sociologia. Mentre a Genova gli studenti hanno inscenato un corteo funebre per 'la dolente università sepolta viva nelle profondità dell'ignoranza'.

A Siena oltre tremila studenti hanno partecipato a un corteo che ha attraversato la città.

Berlusconi fa marcia indietro: mai detto né pensato a polizia nelle scuole
“Io non ho mai detto né pensato che la polizia debba entrare nelle scuole. Ho detto invece che chi vuole è liberissimo di manifestare e protestare ma non può imporre a chi non è della sua idea a rinunciare al suo diritto essenziale. Ancora una volta c’è stato un divorzio tra i mezzi di informazione e la realtà”. Lo ha detto, secondo quanto riporta l’agenzia Ansa, il premier Silvio Berlusconi, tornando sulla polemiche dei giorni scorsi riguardo alle occupazioni nelle scuole e nelle università. Linea morbida anche da parte del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che ha annunciato che convocherà “tutte le associazioni degli studenti per aprire uno spazio di confronto ad una sola condizione: che si discuta sui fatti”.

Al Senato si è concluso l'esame dei primi tre articoli del decreto legge sulla scuola (voto in condotta, ripristino del voto in pagella, reintroduzione dell'ora di educazione civica). L’esame riprenderà martedì 28: restano da approvare tre articoli, tra cui quello che reintroduce il maestro unico alle elementari. Il voto finale e' previsto per il 29.

Università, sindacati lanciano sciopero 14 novembre
“Se il governo non ci permetterà di esprimere le nostre opinioni riguardo alle trasformazioni in campo universitario riconfermerebbe un rapporto che non può aver luogo in un paese democratico”. Lo ha detto Domenico Pantaleo, leader della Flc Cgil, alla conferenza stampa delle tre sigle di categoria di Cgil, Cisl e Uil in vista dello sciopero di università, ricerca e alta formazione musicale proclamato per venerdì 14 novembre. “Qualora il governo aprisse un tavolo di confronto sul tema, lo sciopero sarebbe revocato”, ha aggiunto Antonio Marsilia, segretario generale della federazione della Cisl Università. Ha poi spiegato Alberto Civica, Uil Università e Ricerca: “Non c’è stata nessuna azione di revisione sulle vere problematiche dell'università. Quello che c’è stato è invece uno strangolamento finanziario che produrrà la morte degli atenei, non certo una riforma”.

Per quanto riguarda la scuola, resta confermato lo sciopero generale del 30 ottobre.

Articolo aggiornato alle 19.35

23/10/2008 15:08

mercoledì 22 ottobre 2008

L’inutile pugno duro di Berlusconi

l Cavaliere minaccia l'intervento delle forze dell’ordine. Epifani: "Non si risponde a questo movimento con le minacce". Occupato l'ateneo di Torino. E l'Unione degli studenti aderisce alla manifestazione organizzata dai sindacati per il 14 novembre

“È una violenza, convocherò oggi pomeriggio Maroni (ministro dell'Interno, ndr) per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine. Non permetteremo che vengano occupate scuole e università”. Il premier Silvio Berlusconi, durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, ha annunciato la linea dura contro le mobilitazioni studentesche. "La realtà di questi giorni – ha detto il Cavaliere - è la realtà di aule piene di ragazzi che intendono studiare e i manifestanti sono organizzati dall'estrema sinistra, molto spesso, come a Milano, dai centri sociali e da una sinistra che ha trovato il modo di far passare nella scuola delle menzogne e portare un'opposizione nelle strade e nelle piazze alla vita del nostro governo".

Affermazioni che non sembrano però arrestare le proteste. A Catania si tiene una manifestazione degli studenti nella Facoltà di Lingue. A L'Aquila proseguono le assemblee, a Perugia è previsto un Consiglio di Facoltà aperto a tutti gli studenti. Proteste sono previste anche a Napoli, a Roma, a Firenze, a Bologna, Teramo e Macerata.

Continua a Torino l'occupazione di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, iniziata ieri: le lezioni proseguono regolarmente all'interno dell'edificio, mentre alle 14 si è tenuta un'assemblea in Rettorato. Sempre a Torino occupata anche la facoltà di Fisica, mentre davanti al Dipartimento di Scienze della Terra studenti e ricercatori hanno manifestato questa mattina chiedendo simbolicamente l'elemosina.

Intanto l’Unione degli studenti annuncia la propria adesione alla manifestazione nazionale organizzata dai sindacati per il 14 novembre, affermando che in vista di questa data “intende condividere con le associazioni studentesche non confederate all'Udu un percorso di mobilitazione nazionale che passi attraverso manifestazioni regionali”.

Epifani: Berlusconi sbaglia
“Non oso neanche pensare che si possa rispondere a questo movimento con delle minacce”. A dirlo è il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, commentando le affermazioni del premier. Dice Epifani: “Il governo sappia dialogare, apra dei canali con questa protesta nuova, vasta e pacifica. Questo vale anche per il sindacato confederale: non si può far mancare un tavolo di confronto”. E ribadisce: “Sarebbe profondamente sbagliata una scelta di rispondere al movimento con una modalità che non sia quella del dialogo”. Così conclude il leader della Cgil: “La mobilitazione nel mondo della scuola e dell'università contro i provvedimenti governativi non va giudicata attraverso vecchi schemi politici. Non ha senso paragonarla al ‘68 o tanto meno al ‘77, sbaglia chi ci vede dietro qualcuno o qualcosa. Le richieste che fanno e che noi condividiamo, sono di investire di più in informazione: questa è gente che chiede di studiare di più e meglio. Il governo sbaglia a sottovalutare questo movimento o a catalogarlo in termini di schematismi politici”.

Anche il segretario del Pd Walter Veltroni, dai microfoni di Radio anch'io, afferma che di fronte a proteste cosi' ampie e diffuse contro la riforma della scuola, il governo dovrebbe 'ritirare il decreto Gelmini e le misure con i tagli alla scuola e all'universita', dandosi comunque degli 'obiettivi di finanza pubblica' che affrontino il problema della diminuzione della spesa.

martedì 21 ottobre 2008

Ricchi più ricchi, poveri più poveri

"Growing Unequal": il titolo del rapporto Ocse è in inglese, ma gli si addice più la lingua italiana, visto che parla di disuguaglianze sempre più marcate tra ricchi e poveri evidenziando come proprio l’Italia, tra i 30 paesi dell’area Ocse, sia uno di quelli in cui il fenomeno è più acceso. Insieme a Messico (anche se in questa nazione ci sono stati dei miglioramenti), Turchia, Portogallo, Usa e Polonia, l’Italia è il paese dove, più che altrove, i ricchi sono più ricchi e i poveri più poveri, e la classe media si va estinguendo. Una dinamica latinoamericana, si sarebbe detto in altri tempi. E tra i paesi del G7, l'Italia è seconda solo agli Stati Uniti.

'La disuguaglianza di reddito - si legge nel rapporto - è cresciuta in modo significativo dal 2000 in Canada, Germania, Norvegia, Stati Uniti, Italia e Finlandia, mentre è diminuita in Gran Bretagna, Messico, Grecia e Australia'.

In Italia – spiega l’Ocse - i salari di livello basso sono estremamente ridotti e i ceti abbienti hanno standard di vita molto più alti rispetto a paesi come la Germania, dove le differenze di reddito meno estreme e i salari minimi sono più alti.

Il rapporto evidenzia come le disparità siano aumentate in due terzi dei paesi dell’aerea Ocse, 'perché le famiglie ricche hanno ottenuto risultati positivi rispetto alla classe media e alle famiglie dei livelli più bassi della scala sociale'.

Si chiama “Gini”, il coefficiente utilizzato dai ricercatori dell’organizzazione con sede a Parigi per misurare la disuguaglianza di reddito. La classifica che ne esce vede il Messico al primo posto (con un coefficiente dello 0,50) e la Danimarca all’ultimo (0,23). In questo caso, per chi non l’avesse capito, essere ultimi è un vanto. Proprio la Danimarca, infatti, insieme a Svezia e Lussemburgo, è il paese in cui la disparità di reddito è meno marcata. Per l'Italia si calcola un coefficiente di 0,35 circa, mentre gli Stati Uniti sono a 0,38. Secondo l’Ocse la risposta dei governi all’ingiustizia sociale non è all’altezza, perché non bastano interventi di carattere fiscale o socio-previdenziale: 'L'unica via sostenibile per ridurre le disuguaglianze' – per l’Ocse - è assicurarsi che le persone siano in grado di trovare e mantenere un'occupazione. 'I paesi sviluppati devono sforzarsi molto di più per inserire i cittadini nel mercato del lavoro piuttosto che sostenerli con indennità di disoccupazione o pensioni anticipate'.

Il rapporto dell’Ocse esce a pochi giorni dalla pubblicazione di uno studio dell’Ilo (l’Ufficio internazionale del lavoro), che giungeva alle stesse conclusioni: poveri più poveri, ricchi più ricchi.

domenica 19 ottobre 2008

Ringraziamenti

Il mio pensiero va a tutti voi che credete e lavorate per la crescita del nostro partito.
In particolare a tutti voi che vi siete spesi nella buona riuscita della nostra festa.
A tanti giovani che si sono avvicinati a noi, sperando che tutti insieme possiamo dare un forte contributo di crescita a questo nostro partito.

Il coordinatore del IV circolo
Massimo Mandarano.

venerdì 10 ottobre 2008

60 mila precari rischiano il posto

Nel pubblico impiego, che si avvia rapidamente allo sciopero generale, si fa sempre più pesante la situazione dei lavoratori precari. La loro quota è salita del 62 per cento in appena un lustro, dal 2001 al 2006: anno, quest’ultimo, nel corso del quale le amministrazioni hanno stipulato contratti a tempo determinato e atipici per un totale, rispettivamente, di più di 127.000 e di circa 47.000 unità. Il crescente ricorso alle tipologie di lavoro flessibile, che si è accompagnato – a partire dal 2001 – a una diminuzione di personale a tempo indeterminato pari al 5,4 per cento, trova una sua spiegazione nella necessità di far fronte “a esigenze non di carattere temporaneo, ma connesse con il fabbisogno ordinario e continuativo dell’amministrazione”. A rilevarlo non sono le organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil, e nemmeno il portavoce di una delle tante e agguerrite associazioni di base presenti tra gli addetti di ministeri, ospedali ed enti non economici. A snocciolare stime, dati e a dire la sua sui (discutibili) criteri di utilizzo del precariato nel settore statale è nientemeno che il ministro Renato Brunetta (lo ha fatto lo scorso 1° ottobre, con la sua relazione al Parlamento sullo stato della pubblica amministrazione). Peccato che a queste sue (condivisibili) osservazioni, il principale inquilino di Palazzo Vidoni non faccia seguire comportamenti conseguenti.

“Il ministro della Funzione pubblica – commenta Michele Gentile, responsabile settori pubblici della Cgil nazionale – è riuscito ancora una volta a contraddire se stesso. Da un lato, ammette implicitamente l’utilità dei lavoratori precari impiegati nel settore, che noi sosteniamo da tempo essenziali nel tenere in piedi alcuni dei più importanti pubblici servizi e che coerentemente riteniamo debbano essere assunti al più presto. E dall’altro, mediante l’emendamento alla Finanziaria, conosciuto come ‘ammazza precari’, sta organizzando il licenziamento di 50–60.000 addetti con contratti instabili”.

La nuova misura (la cui entrata in vigore il governo ha deciso, lo scorso 30 settembre, di rinviare di sei mesi) abroga l'enorme del governo Prodi sul precariato, in base alle quali chi aveva fatto negli ultimi cinque anni tre di lavoro, anche discontinuo, nella pubblica amministrazione, poteva accedere a prove selettive d’idoneità per essere assunto. Ma non è tutto. “Il provvedimento di Brunetta – chiarisce Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil –, se unito a quanto previsto dalla legge 112 dell’estate scorsa, relativamente al limite a 36 mesi della possibilità di operare nella pubblica amministrazione con contratti flessibili, potrebbe far lievitare addirittura a più di 100.000 il numero dei lavoratori precari licenziati”.

Se approvato, l’emendamento con cui il governo intende abrogare le norme sulla stabilizzazione, metterebbe in ginocchio l’intero sistema pubblico: dal personale degli asili nido agli impiegati dei dicasteri, agli universitari e i ricercatori . “In questo momento – spiega ancora Pantaleo – sono già in mobilitazione i 500 precari dell’Isfol, dove tutte le attività sono bloccate, gli oltre 700 dell’Istituto per la protezione e la ricerca ambientale e i 400 dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Per anni migliaia di ricercatori, tecnici, amministrativi, hanno lavorato in condizioni difficilissime, garantendo al sistema pubblico della ricerca e dell’università di funzionare, comparti dove il 50 per cento del personale è precario”. E un primo assaggio della mobilitazione che potrebbe coinvolgere nei prossimi mesi le migliaia di lavoratori pubblici interessati alla norma del ministro Brunetta si è avuto lo scorso 2 ottobre, con il riuscitissimo presidio unitario indetto da un variegato universo di sigle sindacali di categoria (soprattutto confederali), che si è tenuto davanti a Palazzo Vidoni e a cui hanno partecipato tantissimi addetti degli enti pubblici di ricerca, delle università e degli istituti dell’Alta formazione artistica e musicale.

Tratto da Rassegna

Berlusconi pensa ai grembiulini

L' Italia va male, i prezzi sono alle stelle, c'è un forte rischio occupazione, le aziende manifatturiere rischiano di non avere il necessario credito finanziario a causa della crisi mondiale delle Banche, la scuola pubblica e l' Università sono allo stremo economico, le pensioni, i salari e gli stipendi sono i più bassi dell' Europa che conta, e cosa fà, urgentemente, il governo Berlusconi ? Reintroduce i grembiulini a scuola ! Direte voi, in verità, non solo.Infatti blinda la sicurezza personale sua e dei suoi con il Lodo Alfano che reintroduce l' immunità "personale" alla faccia del motto "la legge è uguale per tutti", colpevolizza i lavoratori pubblici, chiamandoli "fannulloni" ed identificandoli come la "rovina" dell' Italia , divide i sindacati sui contratti di lavoro, mette la sordina al Parlamento della Repubblica, poi quando la crisi si fa più nera, sparisce e va a fare i massaggi .
Dimostriamo che l' Opposizione Democratica è viva, forte ed organizzata. Tutti a Roma il 25 ottobre con il Partito Democratico.

Gianfranco Leonelli