mercoledì 5 novembre 2008

Barack Obama, presidente

Dal crac di Wall Street al terrore dei risparmiatori, dalla crisi dell’economia reale e del sistema sanitario ai nodi scorsoi della politica internazionale: Obama è atteso da compiti durissimi. Ma una cosa è certa: governerà meglio di Bush
di Davide Orecchio

Barack Obama ha già cambiato l’America prima ancora di aver iniziato a governarla. È già nella storia prima ancora di averla scritta. La sua piattaforma programmatica è meno minuziosa di quella di Hillary Clinton (da lui sconfitta alle primarie democratiche), il suo curriculum politico è un cantiere con travi nude e calcestruzzo ancora fresco (mentre quello di McCain contiene più reperti del British Museum). Ma tutto ciò non ha importanza per gli americani che, evidentemente, piuttosto che un curriculum hanno scelto un colore, una voce, l’unico carisma in campo.
Consegnando al senatore afroamericano la guida del Paese, la democrazia e l’economia sino ad oggi più potente del nostro pianeta chiude i conti col passato e lo trasforma in futuro. Entra alla Casa Bianca l’erede spirituale e politico di Martin Luther King, dei segregati coloured del Novecento, degli schiavi nei campi di cotone dell’Ottocento, dei milioni di uomini liberi strappati alle loro terre d’Africa dal Seicento in avanti. E così si chiude un cerchio. La potenza economica degli Stati Uniti (e prima di loro di altre potenze del sistema mondo occidentale, come Gran Bretagna e Olanda) non sarebbe mai diventata quello che è oggi senza l’apporto dei neri afroamericani. E lo stesso debito vale per il sistema democratico che tutto il mondo invidia agli States, visto che non esiste democrazia evoluta senza un’economia evoluta. Adesso che Obama è diventato il 44mo presidente degli Stati Uniti, il debito è pagato, e per questo la storia è scritta prima ancora d’essere fatta.

In questo senso, Obama è un predestinato. L’orgoglio razziale, anzi il senso d’appartenenza a un popolo, si diluiscono però nel Dna meticcio di un figlio del mondo. La negritudine sbiadisce nel cosmopolitismo, ed è forse questa identità molteplice del candidato la chiave della sua vittoria. Anche questo, insieme all’esaustione politica e sociale dopo otto anni di Bush, spiega il dato eclatante delle affluenze al voto (oltre 131 milioni di persone, oltre il 64% degli aventi diritto, di cui secondo la Fox 61 milioni hanno scelto il senatore dell’Illinois). Un sondaggio della Cnn dice che il 66% dei giovani tra i 18 e i 29 anni ha optato per Obama: chiaro segnale che l’America – come sempre – ha voglia di futuro. E che futuro poteva prometterle John McCain?

Gli Usa, però, si aspettano molto dal loro prossimo presidente. Qualche giorno fa, nel suo endorsement per Obama, il settimanale britannico The Economist elencava tutti i compiti durissimi che l’attendono: “Rimettere in piedi l’economia dell’America e la sua reputazione internazionale. La crisi finanziaria è lontana dall’essere conclusa. Gli Stati Uniti sono al principio di una recessione dolorosa. (...) Cinquanta milioni di americani hanno una copertura sanitaria ridicola. All’estero, sebbene i soldati stiamo morendo in due paesi, il modo torpido in cui George W. Bush ha condotto la sua guerra al terrore ha fatto dell’America un paese assai meno temuto dai suoi nemici e assai meno ammirato dai suoi alleati di quanto non fosse un tempo”.

Dal crac di Wall Street al terrore dei risparmiatori, dalla crisi dell’economia reale che brucia posti di lavoro e salari all’insolvenza manifesta del welfare e del sistema sanitario americano, per chiudere coi nodi scorsoi della politica internazionale: c’è proprio da fare gli auguri a Mr. Obama per i mesi e gli anni che lo attendono. Nessuno sa se si dimostrerà all’altezza, ma una cosa è certa: governerà meglio di Bush, e questo è già molto.

Il mondo intero in queste ore acclama il nuovo presidente nordamericano, e molti di noi lo festeggiano come se fosse il nostro nuovo leader. Ma Obama, sicuramente al principio e probabilmente per tutto il prosieguo del suo mandato, penserà soprattutto al proprio Paese e al suo popolo. Proprio per i motivi che abbiamo elencato sopra, sarà un presidente degli americani molto più di quanto non lo sia stato Bush. Forte di un Congresso saldamente democratico, riformerà le politiche sociali ed economiche. Come ha spiegato Francis Fukuyama in un’intervista al Corriere della Sera, il nuovo presidente “ridefinirà la politica americana, inaugurando una nuova era. Nei primi 100 giorni potrebbe varare un programma simile al New Deal di Roosevelt. Siamo alla vigilia di una svolta storica ed epocale che porterà ad un grande riallineamento della politica americana nelle prossime generazioni”. E gli Stati Uniti si incammineranno “verso un'economia più ‘socialista’ in senso europeo, dove l'intervento dello stato sarà preponderante rispetto al passato”.

Sul piano della politica internazionale, invece, leader di un nazione in declino egemonico, il cui debito pubblico è posseduto in gran parte dalla Cina, Obama è di nuovo l’uomo giusto al posto giusto. All’America adesso servono dialogo e diplomazia. La diplomazia è l’arma con cui si vince in un mondo multipolare. Esercito e bombe sono gli strumenti d’affermazione di un impero: ma gli Stati Uniti non sono più un impero. Lo dimostra il fatto che l’esercito e le bombe di Bush non hanno fatto vincere la politica estera di Bush. Leader di un paese a corto di pallottole, Obama potrà attingere alle idee e alle speranze che ha saputo coltivare così bene finora.

E si riveleranno forse profetiche, nei prossimi anni, le parole spese da Nelson Mandela nelle sue felicitazioni odierne: 'Applaudiamo il tuo impegno per la pace e la sicurezza nel mondo, e siamo certi che uno degli obiettivi principali della tua presidenza sarà di combattere la povertà e le malattie in tutto il mondo' 'La tua vittoria – ha scritto l’ex capo di stato sudafricano al nuovo presidente degli States - dimostra che nessuno deve abbandonare il sogno di tentare di fare di questo mondo un mondo migliore”.

lunedì 3 novembre 2008

'Italia è in recessione

La Commissione europea rivede al ribasso le stime per il nostro paese. Crescita zero nel 2009. Leggera ripresa nel 2010, e deficit in crescita

“L'Italia è entrata in una recessione tecnica che le farà chiudere l'anno con una crescita zero”. A dirlo sono le nuove stime della Commissione europea, che nelle sue 'Previsioni d'autunno' diffuse oggi prevede per il nostro paese “un'ulteriore perdita di competitività”. La stagnazione durerà anche nel 2009, mentre una leggera ripresa è prevista nel 2010 con un pil allo 0,6 per cento.

Il deficit italiano nel 2008 tornera' a salire al 2,5% del pil, dopo l'1,6% del 2007. Il trend negativo proseguira' anche nel 2009, anno per il quale la Commissione prevede il 2,6%. Il disavanzo dovrebbe calare solo nel 2010, arrivando in quella data al 2,1%.

Calano le stime anche sul Pil di Eurolandia, che nel 2009 si attesterà allo 0,1%, "vicino alla stagnazione", contro la precedente previsione dell'1,5%.
03/11/2008 11:35

mercoledì 29 ottobre 2008

Scuola, sciopero e referendum

La mobilitazione prosegue dopo l’approvazione del decreto. Tutto pronto per la manifestazione dei sindacati a Roma. Veltroni: "Promuoveremo un referendum abrogativo"

Il decreto sulla scuola è legge. Il Senato l’ha approvato in via definitiva (senza apportare modifiche al testo già approvato dalla Camera) con 162 voti a favore, 134 contrari e tre astenuti. Una conclusione largamente annunciata che però non ferma le proteste. Non si sono fermati gli studenti: non solo a Roma (dove ci sono stati momenti di violenza pura in seguito a un’aggressione da parte di giovani di estrema destra agli studenti medi in piazza Navona) ma in tutta Italia. E il 30 la scuola si mobilita ancora, con lo sciopero nazionale e la manifestazione romana dei sindacati) che si annuncia imponente.
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Cosa può fermare una legge? La mobilitazione, gli scioperi e... un referendum. È questa l’idea nata nel Partito democratico e lanciata pubblicamente dal segretario Walter Veltroni: “Come è previsto dalla Costituzione – ha detto Veltroni in conferenza stampa - e come è legittimo che sia, essendo una decisione fortemente negativa per il paese, abbiamo deciso che promuoveremo un referendum abrogativo”. “Il referendum – ha poi aggiunto – non è di partito, non è il referendum del Pd, ma faccio appello a tutto il mondo della scuola e a tutte le forze politiche per dare vita alla più grande iniziativa civile. Non abbiamo nessun interesse a che il referendum sia solo del Pd”.

Scuola, il Senato approva il dl Gelmini

Adesso è legge. Gli studenti non tolgono l'assedio a Palazzo Madama. "Noi da qui non ce ne andiamo". Domani lo sciopero nazionale
Il Senato ha approvato, in via definitiva, la conversione in legge del decreto Gelmini sulla scuola. 162 i voti a favore, 134 i contrari e tre gli astenuti. Il provvedimento era stato già approvato il 9 ottobre dalla Camera, ed è legge da oggi. La tensione a Roma è alta, le agenzie di stampa riferiscono di una carica di alleggerimento della polizia sotto a palazzo Madama. “Noi da qui non ce ne andiamo, Gelmini, Gelmini vaffa”, è uno dei cori intonati dagli studenti. E proseguono i preparativi per lo sciopero generale di domani proclamato dai sindacati, con una grande manifestazione che si terrà a Roma.

Gelmini, si torna alla serietà
“Si torna alla scuola della serietà, del merito e dell'educazione”. A dirlo è il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, dopo l'approvazione del decreto legge da parte del Senato: “Provvedimenti come il voto in condotta contro il bullismo, l'introduzione dell'educazione civica, dei voti al posto dei giudizi, il contenimento del costo dei libri per le famiglie e l'introduzione del maestro unico sono condivisi dalla gran parte degli italiani”. Così ha concluso: “Ringrazio il governo e la maggioranza parlamentare per il sostegno al provvedimento”. “Entro una settimana presenterò il piano sull'università”. A dirlo è il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, dopo l'approvazione del decreto sulla riforma della scuola da parte del Senato.

Pd e Idv pensano a referendum abrogativo
La legge Gelmini “incostituzionale” e il Partito democratico, insieme all'Italia dei valori, avvierà una raccolta di firme per il referendum “che è uno strumento assegnato dalla Costituzione". A riferirlo è la capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, scesa dal palazzo in corso Rinascimento per incontrare gli studenti che da ieri manifestano contro la riforma. Secondo Finocchiaro il dl è incostituzionale “perché non ha la copertura finanziaria, e questo lo ha dimostrato in aula il senatore Morando: non c'erano i requisiti di necessità e urgenza per un decreto che è lo strumento con il quale l'esecutivo pretende di governare, e inoltre sei Regioni ricorreranno alla Consulta”.

Udu e Uds, atto grave e irresponsabile
“L'approvazione del decreto Gelmini è un grave atto di irresponsabilità politica”. A dirlo è l'Unione degli studenti: “Il governo e la maggioranza non hanno minimamente tenuto conto delle centinaia di migliaia di studenti, insegnanti, famiglie scese in piazza in questi giorni.. Resteremo ora ad assediare il Senato e saremo domani in piazza per lo sciopero generale della scuola: continueremo a batterci per una scuola pubblica di qualità”. “L'approvazione a tappe forzate da parte del Senato della conversione in legge del decreto Gelmini è gravissima”, afferma in una nota l’Unione degli universitari: “Governo e maggioranza scelgono di dare ancora una volta, alle tante centinaia di migliaia di giovani che in questi giorni stanno protestando per chiedere una scuola e un'università migliori, il segnale che nessun dialogo è possibile, che la loro opinione non conta e che ciò che importa è procedere secondo i piani, senza tenere conto se le manovre siano o meno condivise dai diretti interessati”. Così conclude l’Udu: “Nonostante questo ennesimo segnale, le proteste degli studenti non si fermeranno, anche per fare capire al ministro Gelmini che la sua intenzione di presentare entro una settimana un piano sull'Università è del tutto fuori luogo”.

Flc Cgil, domani grande manifestazione
“Approvare il dl Gelmini senza ascoltare le voci di protesta è un atto irresponsabile da parte del governo: non hanno sentito ragioni, sono andati avanti come un carro armato. Ma noi continuiamo la nostra battaglia”. Così Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, dopo il sì del Senato al decreto Gelmini: “Domani – ha ricordato il dirigente sindacale – abbiamo una grande manifestazione (scarica il pdf del percorso) e proseguiremo anche nelle settimane successive, cercando di allargare il movimento, discutendo e elaborando proposte alternative. Perché questa non è una riforma, ma una legge che porterà al collasso il sistema dell'istruzione nel nostro paese, tornando ai tempi nei quali il sapere non era un diritto ma un privilegio”. Tra le ipotesi, spiega Pantaleo, anche la valutazione di eventuali profili di anticostituzionalià del decreto: “Secondo noi c’è un'aperta violazione dell'istruzione come diritto di tutti, sancito dalla Carta”.

lunedì 27 ottobre 2008

"I nostri figli disabili non siano discriminati"

I genitori di bambini con handicap scrivono al ministro dell’Istruzione Gelmini: "Le nuove norme da lei pensate e approvate dal Consiglio dei ministri non sono incoraggianti"
AL MINISTRO Mariastella Gelmini
AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Giorgio Napolitano
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO Silvio Berlusconi
20 OTTOBRE 2008

Onorevole Ministro,

siamo il Gruppo Genitori Tosti in Tutti i Posti Genitori di ragazzi con l’handicap o disabili che la scuola al momento viaggi su mari tempestosi, è poco ma sicuro… e non si sa dove si approderà e in quali condizioni. Di questo panorama abbastanza fosco vorremmo affrontare un aspetto: quello dell’inserimento dell’alunno disabile.

Sono tanti gli ostacoli che i nostri figli incontrano nel loro percorso scolastico FIN DALL’ASILO NIDO : sostegno insufficiente, educatori inesperti e impreparati , ascensori in cui non passano le carrozzine, libri in braille mai presi in considerazione, personale dedicato all’assistenza durante i pasti o per l’accompagnamento in bagno non in grado di affrontare con professionalità l’assistenza all’alunno disabile.

E non parliamo soltanto della scuola dell’obbligo , è necessario per quanto riguarda i bambini disabili e con handicap prevedere serie forme di sostegno già dall’inserimento all’asilo nido e continuare fino alle scuole superiori , l’Università è poi un altro capitolo.

Possiamo parlare di integrazione, di inclusione, di ausili, di diritti… quale bambino disabile iscritto a scuola non ha diritto ai giusti ausili? Le circolari parlano chiaro: peccato che poi nessuno abbia i soldi per acquistarli. I benedetti ausili costano tutti un’esagerazione, e se gli ausili ci sono, salta sempre fuori la norma di sicurezza per cui non possono essere messi in classe, e a ben guardare, di questi tempi ci si accorge che molto spesso l’inclusione in realtà fa presto a diventare esclusione.
Poi c’è lo studente disabile grave che sta in carrozzina, non si muove, non parla, o parla in tempi lenti e difficoltosi, a volte un po’ a sproposito e a voce troppo alta, insomma situazioni diverse e strampalate su cui spesso né la scuola né il mitico Gruppo composto da svariati personaggi dell’ASL ha strumenti adeguati per capire, per accettare. Eh sì… e, dicono gli esperti, cosa potranno mai apprendere a scuola questi bimbi?

Perché gli “esperti” ( esperti di che poi?) non conoscono la C.F (comunicazione facilitata) oppure la CAA (comunicazione aumentativa alternativa).

Poi, alle scuole superiori l’intreccio infittisce. Se un alunno disabile grave è riuscito a passare indenne dalle scuole elementari e medie, raggiungendo risultati ragionevoli magari con tecniche e ausili specifici, quando arriva alle superiori il solo fatto della disabilità decreterà la sua esclusione non dalla scuola, ma… dall’istruzione! Al disabile grave verrà proposto fin dall’inizio un programma differenziato, tanto lui che se ne fa del diploma? Lo appenderà in camera sua? Tanto non potrà mai utilizzarlo… e via così.

Se invece i genitori rifiutano il percorso differenziato, bene, allora il ragazzo disabile dovrà fare tutto il programma come gli altri, difficile però trovare insegnanti di sostegno in grado di sostenere egregiamente lo studente e i genitori che quotidianamente debbono lottare contro questa cecità ottusa vengono tacciati come genitori che non accettano le limitazioni del figlio.

Le nuove norme da Lei pensate e approvate dal Consiglio dei Ministri non sono certo incoraggianti (dal rapporto 2008, revisione della spesa pubblica, Ministero della Pubblica Istruzione, pag. 246).
Complimenti… eravamo all’avanguardia per l’integrazione degli alunni con handicap nelle scuole “di tutti”… ora ci adegueremo ai Paesi più avanzati, dove le scuole sono soltanto “di qualcuno”. A quando il ritorno alle differenziali?!

Ma… la nostra Costituzione ancora in vigore dice che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge… il che dovrebbe significare che godono di uguali diritti. È vero che non viene menzionato l’handicap, ma appunto, non essendo menzionato ci rientra.

Uguali diritti comprende anche il diritto allo studio. Che non significa diritto a stare nella struttura a debita distanza dai coetanei. Significa istruzione, insieme ai coetanei e con quanto è necessario per l’apprendimento: così come sono necessari libri e quaderni, possono essere necessari programmi per il computer, sintetizzatori vocali, lettori ottici, banchi speciali e… soprattutto… è necessario capire che l’alunno disabile non è un mondo a parte, un giocattolo con cui farsi belli tanto non potrà mai reagire. È una persona come i suoi compagni, con altre modalità di rapporto e di vita, una persona che può imparare molto e insegnare molto, come tutti i suoi compagni. E cacciarlo via, isolarlo nello stanzino o nel corridoio e fare del tutto per farlo sentire e percepire come diverso, sarebbe una perdita grande, alla quale ci ribelleremo con tutte le nostre forze.

Siamo preoccupati , ma dire preoccupati è riduttivo e se i nostri figli per ovvi motivi non possono far valere i loro diritti NOI SAREMO LA LORO VOCE.

I nostri figli FANNO PARTE degli uomini e donne di domani e noi genitori vogliamo essere ricordati per quelli che hanno costruito e non per quelle persone che sono rimaste inerti ad assistere allo sfacelo anche della scuola.

IN attesa di un suo riscontro ai numeri e indirizzi sotto elencati porgiamo cordiali saluti

Tratto da rassegna

25 Ottobre 2008

Eravamo tanti, forse anche un po’ stanchi per i tanti chilometri percorsi, ma legati da un bene comune da una vera spinta di voglia di fare, di cambiare, di cercare di essere noi stessi: umili lavoratori, studenti, intellettuali, mamme, bambini, emigrati, ma tutti insieme per dire basta con tutte queste ingiustizie fatte nel nome di una falsa democrazia di rinnovamento solo per curare gli interessi propri, fregandosene di noi, scordandosi che esiste una sola parola che raccoglie tutti, democrazia, quella stessa che ci permette di manifestare un dissenso, quella stessa alla quale i nostri nonni hanno dato la loro vita.

Massimo Mandarano.

L' ottimismo degli Studenti Italiani

le scuole e le università sono piene di giovani studenti che protestano contro il decreto legge del Governo Berlusconi che taglia circa 8 miliardi di Euro alla scuola italiana. I giornali e le televisioni stanno parlando da giorni di questo movimento democratico giovanile che sta irrompendo nel panorama politico italiano, hanno forse frequentato le scuole di partito o le cene di corrente o le riunioni di staff? Non credo. Penso che abbiano deciso di mobilitarsi perché hanno capito che il nemico è una tigre di cartone, che non si può rimanere ad assistere l' impoverimento del nostro paese ed il crollo degli ideali di riferimento (solidarietà, giustizia sociale, impegno civile, diritto al progresso) macerandosi dietro inutili manifestazioni di impotenza. Fino a pochi giorni fa sembrava impossibile soltanto pensare che in Italia fossero rimasti ancora persone disposte a non rassegnarsi ed ad opporsi. Ancora una volta le idee prendono il sopravvento nei confronti delle segreterie. Il conformismo degli opportunismi non produce futuro ma solo piccoli privilegi. Oggi sono più fiducioso e più convinto delle mie idee, grazie all'ottimismo degli Studenti Italiani.

Gianfranco Leonelli